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Progetto Anatre

Anatre in volo - Foto Paolo Caretta

L'Istituto Nazionale per La Fauna Selvatica, che coordina l'attività di inanellamento a scopo scientifico ha promosso diversi progetti di studio dell'avifauna su scala nazionale; tra questi il Progetto Anatre è dedicato a questi splendidi migratori, che di certo può capitare di osservare con frequenza nelle grandi zone umide del nord Italia, ma che sembrerebbero non avere spazi vitali nelle nostre campagne assolutamente prive di ambienti umidi naturali.

Nonostante la povertà di habitat idonei, durante le migrazioni primaverili e, mantenendo particolari condizioni, anche durante l'inverno, l'avifauna acquatica è presente nelle campagne della provincia, ospite di piccoli invasi artificiali, originariamente creati per scopi tutt'altro che protezionistici (ex cave, vasche di decantazione, appostamenti di caccia).

Per capire quale sia l'effettivo ruolo delle zone umide artificiali, dal 2000 abbiamo iniziato a studiare la migrazione primaverile dell'avifauna acquatica in alcuni siti campione, ubicati in prossimità del fiume Esino nel territorio del comune di Jesi. Il nostro progetto di studio è patrocinato dalla Provincia di Ancona.

Materiali e metodi


La metodologia di studio ha affiancato all'inanellamento a scopo scientifico, l'osservazione diretta e la registrazione delle specie che sostano e sorvolano le aree campione.

Trappola

Per le catture abbiamo adottato dei recinti con ingresso simile a quello di una nassa e, per attirare gli uccelli selvatici, la pasturazione con granaglie ed alcune anatre semidomestiche poste all'interno del recinto. Non sono stati usati richiami acustici. Nel 2005 abbiamo usato anche una rete a copertone (prodina) con meccanismo di attivazione a molla.

Pochi mezzi, piuttosto semplici da allestire, di basso impatto, soprattutto nel caso del recinto, hanno permesso di raccogliere una buona quantità di dati e su un numero di esemplari abbastanza consistente. I risultati sono visibili nel link di questa pagina.

Sicuramente la presenza di avifauna acquatica nelle nostre zone non è sporadica come si potrebbe pensare, anzi di sicura importanza, offrendo siti di stop-over, durante le migrazioni, particolarmente quando si verificano repentini peggioramenti delle condizioni meteo.

Marzaiole - Foto Francesco Silvi

Sembrerebbero però fondamentali alcune condizioni:

  • una rete quanto più articolata di zone umide, anche di piccola estensione, che incrementi di fatto la superficie trofica e di sosta disponibile rispetto ad un'unica vasta zona (il concetto di "vasto" è ovviamente relativo al contesto ambientale di coltura estensiva presente nelle nostre campagne).
  • un livello di protezione su alcune di queste zone, che fungano da area di riposo, ma anche di diffusione degli uccelli.

Per noi, che abbiamo iniziato con passione e curiosità, ma senza pretese, i risultati sono stati sorprendenti, sia in termini di ricchezza di specie che quantitativi e ci hanno confermato l'importanza di mantenere ed incrementare, se possibile, la rete di aree umide. Interessanti anche le ricatture effettuate all'estero (Marzaiole riprese nel distretto della Somme, Francia; nella zona di Cheliabijnsk e di Arcangelo, Russia, cioè a 2500 e 3600 km. di distanza) e provenienti dall'estero (Combattente proveniente dalla Bielorussia), che ci hanno sollecitato a collaborare con l'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica anche per un monitoraggio sull'incidenza dell'influenza aviaria.

Documenti


Alcune specie catturate


  

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