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Contributi esterni

 

 

 

Successo riprdouttivo della Passera domestica lungo un gradiente urbano 

 

 

INTRODUZIONE

Le evidenze indicano ormai una vasta riduzione delle popolazioni di Passera domestica in molte città e cittadine europee. Nelle aree urbane e suburbane britanniche il declino sembra essere iniziato a metà degli anni ’80, continuando per tutti gli anni ’90 (Summer–Smith, 2003; Robinson et al., 2005). Il cambiamento meglio documentato riguarda Londra, dove il numero di Passeri nidificanti è sceso del 60% fra il 1994 e il 2004 (Raven et al., 2005). Monitoraggi su scala minore suggeriscono una perdita del 85% nei giardini di Kensigton, Londra (1925 – 1995), del 95% nell’area suburbana di Glasgow (1959 – 1997), del 90% in un parco di Edinburgo (1983 – 1998) e del 75% nei sobborghi di Amburgo (1991 – 1999) (Summer–Smith, 1999; Dott & Brown, 2000; Mitschke et al., 2000). La Passera domestica è stata recentemente aggiunta alla lista delle specie prioritarie del Piano di Azione Inglese per la Biodiversità, ed il suo status in Europa non è più considerato sicuro (Baillie et al., 2007). Un così ampio e rapido declino di una specie tanto familiare nei nostri giardini ha generato una forte speculazione sulle possibili cause ambientali ad esso sottese (McCarthy, 2000; Summer–Smith, 2003; Beckerman et al., 2007). Il monitoraggio estensivo del successo riproduttivo della specie in Gran Bretagna ha evidenziato una riduzione media nella dimensione delle covate (da circa 3,5 alla fine degli anni ’80 a 2,7 nel 2003; Baillie et al., 2007), suggerendo che la mortalità dei pulli sia un fenomeno diffuso ed in incremento. Summer–Smith, (2003, 2007) ha ipotizzato che il periodo di declino della popolazione e la locale redistribuzione dei passeri nidificanti siano in qualche modo compatibili con l’impatto causato dall’inquinamento da traffico sulla specie, probabilmente con un meccanismo indiretto collegato alla disponibilità di prede (invertebrati). Si sa che le emissioni degli autoveicoli hanno una molteplicità di effetti sulla fisiologia delle piante e sulla crescita, ma gli effetti prodotti sugli invertebrati sono molto meno compresi (Bignal et al., 2004).

Il presente studio intende approcciare tre principali questioni. Innanzi tutto capire se la produttività annuale delle popolazioni di passera domestica che nidificano nei giardini delle zone suburbane e rurali sia sufficiente a mantenere la dimensione di popolazione e quindi se possa costituire un potenziale fattore demografico di declino della popolazione. Secondariamente capire se gli stress nutrizionali (così come riflessi dalla mortalità dei pulli e dalle condizioni fisiche) limitino il successo riproduttivo ed in terzo luogo quale sia l’impatto relativo sul successo riproduttivo delle condizioni atmosferiche prevalenti, della composizione dell’habitat e dell’inquinamento atmosferico dovuto al traffico veicolare in prossimità dei nidi.

Per rispondere a queste domande abbiamo studiato il successo riproduttivo della Passera domestica lungo un gradiente urbano – suburbano – rurale per assicurare una vasta gamma di variazioni delle variabili ecologiche chiave (McDonnel & Pickett, 1990; Theobald, 2004)

MATERIALI E METODI

Monitoraggio dei nidi e covarianza del successo riproduttivo

Tra il 2001 e il 2003 abbiamo studiato il successo riproduttivo in un popolazione in declino di Passera domestica che nidificava in cassette nido artificiali, in nove diverse aree di studio all’interno e attorno alla città di Leicester, Inghilterra. Le cassette nido erano state posizionate in zone conosciute per ospitare la specie, ma i tassi di occupazione dei nidi artificiali variavano all’interno delle aree di studio. Le cassette nido erano state fissate sulle pareti degli edifici (in media da 2 a 4 per proprietà, solitamente case unifamiliari) a circa 4 -5 metri di altezza ed in un raggio dai 10 ai 20 metri da strade adiacenti. Sono stati raccolti dati di 258 tentativi di nidificazione provenenti da 104 cassette nido collocate in un range di località che variavano da zone urbane (intendendo aree in cui giardini privati erano collocati all’interno di un raggio di 100 metri, con 4 tentativi registrati nel 2001, 2 nel 2002 e 2 nel 2003), a zone suburbane (giardini privati posti all’interno di un raggio di 100 m.: 9 tentativi nel 2001, 69 nel 2002 e 107 nel 2003) e aree rurali (giardini privati e fattorie all’interno dei 100 m.: 6, 21 e 38 tentativi). Le cassette nido venivano ispezionate almeno una volta alla settimana nel periodo compreso tra inizio Aprile e metà Agosto per assicurare che la maggior parte dei tentativi fosse collocato durante l’usuale periodo di incubazione e il destino della maggioranza dei nidi fosse stabilito con certezza. Il censimento dei maschi adulti (effettuato mediante due uscite di primo mattino tra Febbraio e Maggio, per una copertura di 973 ha. di habitat urbani, suburbani e rurali) ha indicato un decremento del 9% dei riproduttori tra il 2001 ed il 2002 e di un ulteriore 21% tra il 2002 ed il 2003 (Vincent, 2006).

Per ciascun nido abbiamo calcolato ognuno dei seguenti parametri che potevano essere determinati con certezza: data di deposizione del primo uovo (supponendo che venisse deposto un uovo per ciascun giorno e che il periodo di incubazione durasse 11 giorni; Summers-Smith, 1963), dimensione massima della covata, data di schiusa (osservata o stimata attraverso lo sviluppo delle penne dei nidiacei), percentuale di uova schiuse e numero di giovani involati. Le uova infertili ed i nidiacei morti venivano di solito ritrovati all’interno dei nidi. La marcatura delle zampe dei nidiacei più giovani (2-6 giorni) attraverso un pennarello indelebile, e di quelli più adulti (7-10 giorni) con anelli metallici numerati ha consentito di determinare la storia individuale di ogni pullo. I nidiacei sono stati pesati (con precisione a 0,1 g.) e misurati (lunghezza del tarso al 0,1 mm.). Durante la manipolazione molti nidiacei producevano sacche fecali che sono state conservate in alcol al 70% per la successiva determinazione dell’abbondanza relativa di materiale vegetale nella dieta dei pulli, una semplice misura della qualità della loro alimentazione (Vincent, 2006). La composizione dell’habitat è stata mappata all’interno di un raggio di 70 m. da ciascuna cassetta nido occupata, una distanza che, nei sobborghi di Amburgo, includeva il 95% del cibo raccolto dagli adulti (Mitschke et al., 2000). Sono state definite sette categorie di habitat: arbusti a foglia caduca, arbusti sempreverdi, arbusti ornamentali ed aiuole, alberi, prati ed aree ad erbe spontanee, orti e terreni agricoli seminativi, aree cementate.

I dati di inquinamento dell’aria di Leicester sono stati ricavati dal Athmospheric Dispersion Modeling Software (ADMS Urban Version 1.6; Cambridge Enviromental Research Consultants, 2001) che integrava i dati provenienti dai punti di campionamento delle sorgenti inquinanti, dei flussi di traffico e dei dati meteorologici per eseguire delle proiezioni della variazione spaziale nelle concentrazioni di diossido di azoto. Le concentrazioni medie annue specifiche di tale sostanza per il periodo Marzo – Settembre sono state ricavate per ogni zona facente capo ad uno specifico codice postale (in Gran Bretagna tipicamente un codice postale ricomprende tutte le proprietà all’interno di una strada suburbana; l’area mediana dei 35 codici postali occupati  dai nidi nel nostro studio era di 1.9 ha.). Le misure di altre sostanze inquinanti di origine veicolare si sono rivelate strettamente correlate con quelle del diossido di azoto, e quindi non sono state considerate.

Gli afidi sono una componente importante nella dieta dei nidiacei di passero durante i mesi di Giugno e Luglio (Seel, 1969; Bower, 1999). Pertanto nel 2003 è stata stabilita l’abbondanza relativa di afidi durante la fine di giugno e luglio all’interno dell’home range di 32 nidi di passeri. Tali nidi erano stati selezionati per rappresentare l’intera gamma del gradiente di urbanizzazione. Per ciascun home range abbiamo valutato l’abbondanza di afidi su 30-40 alberi ed arbusti a foglia caduca, e su 35-50 piante erbacee in un raggio di 100 m. dal nido. Per la loro classificazione è stato stabilito un punteggio di abbondanza (0= nessun afide, 1= 1-15 afidi, 2= 16-30 afidi, 3= 30 + afidi) riferito ad ogni pianta erbacea e per 10 tipi di germogli selezionati a caso in modo da caratterizzare singoli alberi e arbusti.

Usando modelli misti per identificare i fattori correlati al successo riproduttivo è stata sviluppata una simulazione atta a stimare il successo riproduttivo annuale quando il numero di tentativi di nidificazione è sconosciuto e per stabilire la sensibilità del successo riproduttivo alla variazione di differenti fattori ambientali. Durante 2 dei 3 anni di studio il tasso di riproduzione è stato minore della soglia prevista per mantenere la stabilità della popolazione.

I risultati complessivi di questo interessante studio sono riportati nella presentazione che segue.

 



Sinurbizzazione


Da questo momento si apre sul sito una sezione dedicata al convegno sullo status delle varie specie di passeri in Europa, dal titolo "Passeri in crisi? da Pest a Species of Conservation Concern: Biologia, Problematiche e conservazione dei Passeri" tenutosi a Pisa il 20/03/2009 con il patrocinio della Provincia di Pisa — Assessorato Difesa Fauna, dell'Università di Pisa - centro interdipartimentale di ricerche agroambientali - ed organizzato da Lipu/BirdLife Italia, settore Ecologia Urbana con la diretta supervisione di Marco Dinetti, direttore scientifico della rivista Ecologia Urbana.

Gli atti del convegno sono stati pubblicati integralmente sul numero 1—2009 della rivista Ecologia Urbana - Edizioni Belvedere. Per contattare la redazione ci si può rivolgere alla seguente e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Il primo intervento che ospitiamo è di Maciej Luniak ed è scaricabile a questo indirizzo (pdf, 135kb).
 

 

Rondini in citta'


Il filmato seguente mira a sensibilizzare un po' sul fatto che anche piccoli posti apparentemente insignificanti possono effettivamente essere importanti per certe specie. Dal montaggio non si vede, ma quel canneto è a ridosso della S.S.16 proprio di fronte al parcheggio dell'Ipercoop di Cesano di Senigallia, praicamente incastrato tra una rotatoria della statale e la linea ferroviaria. Tuttavia tra agosto e settembre può ospitare ogni sera 30 - 40.000 rondini in dormitorio. La cosa strana è come questo avvenga apparentemente senza che la gente se ne accorga nemmeno uscendo dal parcheggio del supermercato o transitando lungo la statale. Eppure a volte le rondini oscurano il cielo!

 

  

 

 

SUCCESSO RIPRODUTTIVO DELLA PASSERA DOMESTICA LUNGO UN GRADIENTE URBANO

 

INTRODUZIONE

Le evidenze indicano ormai una vasta riduzione delle popolazioni di Passera domestica in molte città e cittadine europee. Nelle aree urbane e suburbane britanniche il declino sembra essere iniziato a metà degli anni ’80, continuando per tutti gli anni ’90 (Summer–Smith, 2003; Robinson et al., 2005). Il cambiamento meglio documentato riguarda Londra, dove il numero di Passeri nidificanti è sceso del 60% fra il 1994 e il 2004 (Raven et al., 2005). Monitoraggi su scala minore suggeriscono una perdita del 85% nei giardini di Kensigton, Londra (1925 – 1995), del 95% nell’area suburbana di Glasgow (1959 – 1997), del 90% in un parco di Edinburgo (1983 – 1998) e del 75% nei sobborghi di Amburgo (1991 – 1999) (Summer–Smith, 1999; Dott & Brown, 2000; Mitschke et al., 2000). La Passera domestica è stata recentemente aggiunta alla lista delle specie prioritarie del Piano di Azione Inglese per la Biodiversità, ed il suo status in Europa non è più considerato sicuro (Baillie et al., 2007). Un così ampio e rapido declino di una specie tanto familiare nei nostri giardini ha generato una forte speculazione sulle possibili cause ambientali ad esso sottese (McCarthy, 2000; Summer–Smith, 2003; Beckerman et al., 2007). Il monitoraggio estensivo del successo riproduttivo della specie in Gran Bretagna ha evidenziato una riduzione media nella dimensione delle covate (da circa 3,5 alla fine degli anni ’80 a 2,7 nel 2003; Baillie et al., 2007), suggerendo che la mortalità dei pulli sia un fenomeno diffuso ed in incremento. Summer–Smith, (2003, 2007) ha ipotizzato che il periodo di declino della popolazione e la locale redistribuzione dei passeri nidificanti siano in qualche modo compatibili con l’impatto causato dall’inquinamento da traffico sulla specie, probabilmente con un meccanismo indiretto collegato alla disponibilità di prede (invertebrati). Si sa che le emissioni degli autoveicoli hanno una molteplicità di effetti sulla fisiologia delle piante e sulla crescita, ma gli effetti prodotti sugli invertebrati sono molto meno compresi (Bignal et al., 2004).

Il presente studio intende approcciare tre principali questioni. Innanzi tutto capire se la produttività annuale delle popolazioni di passera domestica che nidificano nei giardini delle zone suburbane e rurali sia sufficiente a mantenere la dimensione di popolazione e quindi se possa costituire un potenziale fattore demografico di declino della popolazione. Secondariamente capire se gli stress nutrizionali (così come riflessi dalla mortalità dei pulli e dalle condizioni fisiche) limitino il successo riproduttivo ed in terzo luogo quale sia l’impatto relativo sul successo riproduttivo delle condizioni atmosferiche prevalenti, della composizione dell’habitat e dell’inquinamento atmosferico dovuto al traffico veicolare in prossimità dei nidi.

Per rispondere a queste domande abbiamo studiato il successo riproduttivo della Passera domestica lungo un gradiente urbano – suburbano – rurale per assicurare una vasta gamma di variazioni delle variabili ecologiche chiave (McDonnel & Pickett, 1990; Theobald, 2004)

MATERIALI E METODI

Monitoraggio dei nidi e covarianza del successo riproduttivo

Tra il 2001 e il 2003 abbiamo studiato il successo riproduttivo in un popolazione in declino di Passera domestica che nidificava in cassette nido artificiali, in nove diverse aree di studio all’interno e attorno alla città di Leicester, Inghilterra. Le cassette nido erano state posizionate in zone conosciute per ospitare la specie, ma i tassi di occupazione dei nidi artificiali variavano all’interno delle aree di studio. Le cassette nido erano state fissate sulle pareti degli edifici (in media da 2 a 4 per proprietà, solitamente case unifamiliari) a circa 4 -5 metri di altezza ed in un raggio dai 10 ai 20 metri da strade adiacenti. Sono stati raccolti dati di 258 tentativi di nidificazione provenenti da 104 cassette nido collocate in un range di località che variavano da zone urbane (intendendo aree in cui giardini privati erano collocati all’interno di un raggio di 100 metri, con 4 tentativi registrati nel 2001, 2 nel 2002 e 2 nel 2003), a zone suburbane (giardini privati posti all’interno di un raggio di 100 m.: 9 tentativi nel 2001, 69 nel 2002 e 107 nel 2003) e aree rurali (giardini privati e fattorie all’interno dei 100 m.: 6, 21 e 38 tentativi). Le cassette nido venivano ispezionate almeno una volta alla settimana nel periodo compreso tra inizio Aprile e metà Agosto per assicurare che la maggior parte dei tentativi fosse collocato durante l’usuale periodo di incubazione e il destino della maggioranza dei nidi fosse stabilito con certezza. Il censimento dei maschi adulti (effettuato mediante due uscite di primo mattino tra Febbraio e Maggio, per una copertura di 973 ha. di habitat urbani, suburbani e rurali) ha indicato un decremento del 9% dei riproduttori tra il 2001 ed il 2002 e di un ulteriore 21% tra il 2002 ed il 2003 (Vincent, 2006).

Per ciascun nido abbiamo calcolato ognuno dei seguenti parametri che potevano essere determinati con certezza: data di deposizione del primo uovo (supponendo che venisse deposto un uovo per ciascun giorno e che il periodo di incubazione durasse 11 giorni; Summers-Smith, 1963), dimensione massima della covata, data di schiusa (osservata o stimata attraverso lo sviluppo delle penne dei nidiacei), percentuale di uova schiuse e numero di giovani involati. Le uova infertili ed i nidiacei morti venivano di solito ritrovati all’interno dei nidi. La marcatura delle zampe dei nidiacei più giovani (2-6 giorni) attraverso un pennarello indelebile, e di quelli più adulti (7-10 giorni) con anelli metallici numerati ha consentito di determinare la storia individuale di ogni pullo. I nidiacei sono stati pesati (con precisione a 0,1 g.) e misurati (lunghezza del tarso al 0,1 mm.). Durante la manipolazione molti nidiacei producevano sacche fecali che sono state conservate in alcol al 70% per la successiva determinazione dell’abbondanza relativa di materiale vegetale nella dieta dei pulli, una semplice misura della qualità della loro alimentazione (Vincent, 2006). La composizione dell’habitat è stata mappata all’interno di un raggio di 70 m. da ciascuna cassetta nido occupata, una distanza che, nei sobborghi di Amburgo, includeva il 95% del cibo raccolto dagli adulti (Mitschke et al., 2000). Sono state definite sette categorie di habitat: arbusti a foglia caduca, arbusti sempreverdi, arbusti ornamentali ed aiuole, alberi, prati ed aree ad erbe spontanee, orti e terreni agricoli seminativi, aree cementate.

I dati di inquinamento dell’aria di Leicester sono stati ricavati dal Athmospheric Dispersion Modeling Software (ADMS Urban Version 1.6; Cambridge Enviromental Research Consultants, 2001) che integrava i dati provenienti dai punti di campionamento delle sorgenti inquinanti, dei flussi di traffico e dei dati meteorologici per eseguire delle proiezioni della variazione spaziale nelle concentrazioni di diossido di azoto. Le concentrazioni medie annue specifiche di tale sostanza per il periodo Marzo – Settembre sono state ricavate per ogni zona facente capo ad uno specifico codice postale (in Gran Bretagna tipicamente un codice postale ricomprende tutte le proprietà all’interno di una strada suburbana; l’area mediana dei 35 codici postali occupati  dai nidi nel nostro studio era di 1.9 ha.). Le misure di altre sostanze inquinanti di origine veicolare si sono rivelate strettamente correlate con quelle del diossido di azoto, e quindi non sono state considerate.

Gli afidi sono una componente importante nella dieta dei nidiacei di passero durante i mesi di Giugno e Luglio (Seel, 1969; Bower, 1999). Pertanto nel 2003 è stata stabilita l’abbondanza relativa di afidi durante la fine di giugno e luglio all’interno dell’home range di 32 nidi di passeri. Tali nidi erano stati selezionati per rappresentare l’intera gamma del gradiente di urbanizzazione. Per ciascun home range abbiamo valutato l’abbondanza di afidi su 30-40 alberi ed arbusti a foglia caduca, e su 35-50 piante erbacee in un raggio di 100 m. dal nido. Per la loro classificazione è stato stabilito un punteggio di abbondanza (0= nessun afide, 1= 1-15 afidi, 2= 16-30 afidi, 3= 30 + afidi) riferito ad ogni pianta erbacea e per 10 tipi di germogli selezionati a caso in modo da caratterizzare singoli alberi e arbusti.

Usando modelli misti per identificare i fattori correlati al successo riproduttivo è stata sviluppata una simulazione atta a stimare il successo riproduttivo annuale quando il numero di tentativi di nidificazione è sconosciuto e per stabilire la sensibilità del successo riproduttivo alla variazione di differenti fattori ambientali. Durante 2 dei 3 anni di studio il tasso di riproduzione è stato minore della soglia prevista per mantenere la stabilità della popolazione.

I risultati complessivi di questo interessante studio sono riportati nella presentazione che segue.

Galleria Immagini

 

Questa sezione del sito contiene alcune gallerie fotografiche di argomento prevalentemente naturalistico.

 

 

 


 

È vietata la riproduzione delle immagini senza il consenso scritto dell'autore

  

Incontri Inaspettati

AironeEttari di grano o di girasoli che si alternano ad insediamenti artigianali. Così si presentano spesso le nostre campagne. Non certo prati allagati o acquitrini, al massimo piccoli invasi artificiali di superficie minima. Chi mai penserebbe di poter trovare anatre o cavalieri d'Italia o gru, in zone come queste.

Eppure questi specchi d'acqua piccolissimi ed un minimo di attenzione a non creare troppo disturbo spesso sono sufficienti a vedere un bel campionario di vita. Specialmente durante le migrazioni primaverili. Non ci credete? Date un'occhiata alle foto presentate sul nostro sito e avrete sicuramente delle piacevoli sorprese, come ne abbiamo avute noi e magari troverete qualche piccolo spunto di riflessione e vi verrà voglia di cercare di capirne un po' di più.

Non abbiamo le Valli di Comacchio o la Laguna Veneta, ma non sono necessari i santuari della natura per fare incontri inaspettati e decisamente piacevoli.

Ecco alcune immagini, tutte riprese nella provincia di Ancona, che lo testimoniano...

Rondini Rossiccie (Cecropis daurica)


Rondine Rossiccia Molti di voi avranno già visto queste immagini collegandosi al portale Ornitho, ma non potevano mancare sulla nostra sezione dedicata agli incontri inaspettati le rondini rossiccie fotografate da Roberto Ceccucci sul residuo canneto umido che resiste ancora (chissà per quanto) dietro il quartiere Saline di Senigallia  . Rondine Rossiccia È una specie sempre piuttosto sporadica da noi, rinvenibile in qualche anno fortunato durante la migrazione primaverile verso i quartieri di nidificazione, che si attestano sulla fascia temperata circummediterranea, distribuiti in maniera molto puntiforme in Italia. Meno dipendente della rondine dalle attività umane, non se ne conoscono ancora perfettamente i quartieri di svernamento, che probabilmente si identificano con le zone di savana tropicale nordafricana. È sempre difficile vederla durante la migrazione autunnale, ancor più che in quella primaverile, figuriamoci poi osservarla nelle nostre zone il 18 dicembre ed ancora nel primo pomeriggio dell'8 gennaio. E' un inverno davvero strano questo!

   

Strolaga mezzana (Gavia arctica)


Strolaga mezzana La Strolaga mezzana (Gavia arctica), ha un'areale di nidificazione nordeuropeo, che va dalla Scozia alla Scandinavia alla parte più settentrionale dei paesi ex sovietici. Pur se in svernamento può raggiungere tutte le coste adriatiche e tirreniche fino alla Puglia ed alla Campania, le abitudini prevalentemente marine dei periodi freddi la rendono non frequentemente segnalata dalle nostre parti. Intorno a metà degli anni 90, nel periodo delle vacanze natalizie, un esemplare stazionò per qualche giorno sull'ultimo tratto del fiume Misa (Senigallia (AN), Strolaga mezzana quasi all'altezza del Centro Storico, lasciandosi fotografare a non più di 7-8 metri di distanza. Poi parecchi anni senza segnalazioni e finalmente lo scorso anno, durante il monitoraggio degli svernanti, ne venne registrato un individuo in mare poco al largo del litorale sud di Senigallia.

Quest'anno se ne è fatto nuovamente vedere un esemplare, nonostante il clima ancora tiepido per la stagione, avvistato in mare per la prima volta a poche decine di metri dalla riva, circa 2 km a nord della frazione di Marzocca di Senigallia, da Francesco Vita lo scorso 4 dicembre. Probabilmente lo stesso soggetto ripreso da Mauro Mencarelli più o meno alla stessa altezza il 7 dicembre, che potete vedere in queste foto. La distanza dalla riva non ha permesso di poter dettagliare al meglio il suo piumaggio invernale.

   

Zigolo delle nevi


Zigolo nero Pur se sporadicamente lo Zigolo delle nevi fino a poche decine di anni fa si poteva incontrare quasi ogni inverno nella piccola porzione di terreno incolto che fiancheggiava la sponda destra della foce del fiume Cesano.
Zigolo delle nevi Ma recentemente gli avvistamenti sono sempre più rari, per cui questo bel maschio in abito invernale, segnalato per la prima volta da Marco Borioni una ventina di giorni fa proprio lungo il litorale di Marzocca, dove era presente anche il 4 dicembre 2011, può sicuramente essere annoverato tra gli incontri inapettati.
Si tratta di una specie il cui limite meridionale di areale di nidificazione può essere fatto coincidere con la parte più settentrionale dei paesi scandinavi. Vederlo in inverno alle nostre latitudini ha sempre un fascino particolare.
Grazie a Roberto Ceccucci per aver documentato l'avvistamento con queste interessanti immagini.

 

Cuculo dal ciuffo


Le reti di Gabriele a Ostra ogni tanto stupiscono ed anche oggi, 4 Agosto, hanno regalato questa bella cattura. Si tratta di un bel esemplare di Cuculo dal ciuffo.

Di seguito alleghiamo alcune foto per poter ammirare (clicca sulle foto per ingrandirle).

cuculo1 cuculo2 cuculo3 cuculo4

 

Falco smeriglio


areale Smeriglio
 
Lo Smeriglio Falco columbarius, è il più piccolo dei falchi europei, dalle ali appuntite ed il metodo di caccia fatto di veloci guizzi sulle distese poco alberate.
Le sue catture sono poco frequenti, ma come al solito il sito di Ostra (AN) non è avaro di piccole soprese. Ecco quindi un bell’esemplare, probabilmente una femmina, finire nelle reti mentre sorvolava in caccia il campo di erba medica su cui si affaccia l’impianto di cattura. In Italia sverna abbastanza regolarmente anche se nelle nostre campagne non è certo frequente come può esserlo un gheppio. Lo si rinviene con maggior frequenza durante le migrazioni autunnali, in discesa dai quartieri riproduttivi del nord Europa, soprattutto orientale, mentre è molto più raro in risalita primaverile, per cui questa cattura del 12 maggio 2011 è piuttosto interessante.

  

Ecco alcune foto (clicca per ingrandire).

Falco Smeriglio   Falco Smeriglio   Falco Smeriglio   Falco Smeriglio

Piro Piro fulvo


Piro Piro Più che un incontro inaspettato questa volta probabilmente ci troviamo di fronte ad una vera rarità, di quelle che capitano forse una sola volta nella vita, ma questa volta la fortuna dei dilettanti ci ha forse assistito. Dovrebbe trattarsi di un Piro piro fulvo Tryngites subruficollis (Vieillot), specie che nidifica nelle zone artiche del nord America e Canada fino alla Siberia Nordorientale, compiendo poi straordinarie migrazioni per svernare (popolazioni nordamericane) in Paraguay o in Argentina. Da alcune subpopolazioni che migrano attraverso la costa nordamericana orientale probabilmente possono originare queste intromissioni in Europa, dove le osservazioni più frequenti riguardano Islanda ed Isole Britanniche.

Per l’Italia si tratta di una specie accidentale, cioè con meno di 20 osservazioni. Un esemplare è stato inanellato nella Laguna di Venezia la notte del 15/10/1991. Tuttavia quest’anno sono stati diversi gli avvistamenti in Europa, per cui molti ornitologi aspettavano con ansia un’osservazione anche in Italia.

Con così poche segnalazioni non stupirà il condizionale usato all’inizio, perché riconoscerlo era impresa sulla quale non ci saremmo avventurati senza timore di essere presi per visionari e dobbiamo ringraziare Andrea Corso per aver supportato l’osservazione con dovizia di particolari.

Purtroppo la luce del tramonto settembrino e i mezzi di ripresa inadeguati a catturare la scarsa luminosità non hanno permesso di documentare l’esemplare in maniera decente. Se non temete il mal di mare il filmato può dare comunque un’idea del suo atteggiamento in alimentazione, che lo rende distinguibile anche dai molto simili giovani di combattente.

 


 

Link

Associazione Arca - Foto Paolo CarettaSITI  AMICI

 

Associazione Arca - Foto Francesco SilviALTRI  SITI

 

 

 

  

Pubblicazioni

associazione arca foto Paolo CarettaIn queste pagine proponiamo alcune pubblicazioni e articoli di approfondimento in merito ai dati più interessanti raccolti con le nostre attività.

  • Articolo su Avocetta 36 (2012) - La migrazione della quaglia nella Provincia di Ancona (Italia centro - orientale) nel periodo 2001-2007 articolo (pdf 726 KB)
  • XVI Convegno Italiano di Ornitologia — Cervia Settembre 2011
    Gli Uccelli svernanti lungo il litorale di Senigallia (AN) poster (pdf ˜1,57MB)
  • XVI Convegno Italiano di Ornitologia — Cervia Settembre 2011
    Progetto Italo-Ungherese sulla migrazione del Forapaglie Castagnolo poster (pdf ˜900kB)
  • XVI Convegno Italiano di Ornitologia — Cervia Settembre 2011
    Aspetti inconsueti nella nidificazione di Fratino poster (pdf ˜3,4MB)
  • XVI Convegno Italiano di Ornitologia — Cervia Settembre 2011
    Primi dati sull’inanellamento di individui di Fratino nelle Marche poster (pdf ˜900kB)
  • Associazione ARCA - foto Paolo CarettaXVI Convegno Italiano di Ornitologia — Cervia Settembre 2011
    Nidificazione di Fratino lungo il litorale di Senigallia: alcuni parametri riproduttivi poster (pdf ˜1,3MB)
  • XV Convegno Italiano di Ornitologia — Sabaudia Ottobre 2009
    L'utilizzo di anelli colorati nel monitoraggio del Merlo acquaiolo Cinclus cinclus nel Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi
    poster (pdf, ˜2Mb)
  • XV Convegno Italiano di Ornitologia — Sabaudia Ottobre 2009
    Risultati di 5 anni di Progetto Pr.I.S.Co. nella Riserva Naturale Regionale “Ripa Bianca” di Jesi (Zps IT5320009) Italia centro-orientale.
    poster (pdf, ˜5Mb)
  • XIV Convegno Italiano di Ornitologia — Trieste Settembre 2007
    Il Centro Recupero Fauna Selvatica di Ripa Bianca di Jesi (AN)
    Dati del triennio 2005 - 2007
    poster-cras.pdf
  • XIV Convegno Italiano di Ornitologia — Trieste Settembre 2007
    I piccoli Passeriformi svernanti nell'Oasi di Protezione della Fauna
    "Stagni Urbani" di Fano (PU)
    poster-stagniurbani.pdf
  • IX Convegno Nazionale degli Inanellatori Italiani - Montesilvano (Pescara) 27-28 gennaio 2006
    Riserva Regionale Ripa Bianca (Jesi, AN). 2 Anni di PR.I.S.CO. prime evidenze.
    Poster (jpg, 507kb)
  • XIII Convegno Italiano di Ornitologia, Varallo Sesia (VC) 29 settembre - 3 ottobre 2005
    Comunità Ornitica svernante dell'impianto di fitodepurazione di Jesi
    poster (jpg, ˜500kb)
  • XIII Convegno Italiano di Ornitologia, Varallo Sesia (VC) 29 settembre - 3 ottobre 2005
    Migrazione primaverile della Marzaiola Anas querquedula ed altre specie di avifauna acquatica in Provincia di Ancona.

 

Studio delle rotte migratorie delle rondini


A cura di Pierfrancesco Micheloni

Questo articolo analizza alcuni dati relativi alla migrazione delle rondini raccolti da Pierfrancesco Micheloni.

 

Studio sulle colonie di rondini


A cura di Claudio Sebastianelli

Ormai da anni è argomento di discussione la situazione delle rondini in Europa. Si parla di un generale declino per il nostro continente, ci sono stati studi molto interessanti come quello del ricercatore danese Anders Pape Möller (apparso sul numero di Nature del 21/06/2001, p. 904) ed altri, presentati peraltro in diverse occasioni anche in Italia, che lo confermano e forniscono buone ipotesi sulle cause: Möller ad esempio ha verificato una perdita nella biomassa di insetti (circa il 50%) nelle fattorie danesi dismesse, che si associa ad una caduta media della popolazione di rondini attorno al 48%, soprattutto a carico delle nuove generazioni (nidi abbandonati, minor consistenza numerica delle covate, giovani in condizioni fisiche peggiori).
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Ricatture


A cura di Claudio Sebastianelli

In questa pagina riportiamo alcune delle ricatture di cui abbiamo segnalazione certa. La strutturazione di queste pagine non ha alcun carattere di sistematicità, ma raccoglie semplicemente le comunicazioni, che l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica fa pervenire agli inanellatori dei quali sono stati ripresi uccelli marcati con i loro anelli. Può trattarsi quindi di ricatture o di segnalazioni provenienti dal mondo venatorio o da qualunqua altra persona che rinvenga esemplari inanellati. L'unico intento è quello di raccogliere, per quanto possibile, tutte le ricatture di uccelli avvenute nelle Marche o quelle effettuate in altre zone di soggetti comunque inanellati nelle Marche. In questo sforzo hanno accettato di collaborare, fornendo i dati in loro possesso, anche inanellatori come Umberto Giusini e Pierfrancesco Micheloni.

Un ringraziamento va a Francesco Silvi e Michel Giaccaglia, che con le loro foto hanno fornito ottime testimonianze di quanto sia importante il marcaggio con anelli colorati. Sarà chiaramente uno spazio in divenire, dipendente dalle segnalazioni che ci perverranno e che invitiamo tutti a proporre, senza dimenticare che esiste un apposito sito in cui tutti i non inanellatori possono effettuare le comunicazioni. Il materiale è già tantissimo e per il momento si è deciso di dare campo solo ai dati ritenuti più interessanti o anche semplicemente più curiosi. Non è detto che nel futuro non si possa approntare un vero e proprio archivio marchigiano delle ricatture a disposizione di tutti.

  

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